Majazzin House Gallery è il nome che identifica una abitazione settecentesca, ex magazzino di cereali delle monache del Conservatorio del Carmine, in cui l’allestimento degli spazi varia grazie al susseguirsi di esposizioni di opere e installazioni di artisti contemporanei.
L’abitazione è quella di Sante Cutecchia, architetto e l’idea nasce grazie alla presenza di due artisti che in più occasioni hanno sperimentato simili progetti: Giovanni Matteo, illustratore, fumettista e pittore e Caterina Striccoli, ceramista, entrambi insegnanti di arte.

martedì 31 gennaio 2012

lunedì 30 gennaio 2012

intro - fabio mazzola

sabato 21 gennaio 2012



intro. di Fabio Mazzola.
Majazzin propone questo mese alcune testimonianze (esclusivamente grafiche) del percorso creativo di Fabio Mazzola, dalla spontaneità punk dei lavori più datati ai complessi equilibrismi linguistici delle ultime opere. L'affastellamento, l'accumulazione caratterizzano, sin dalle opere meno recenti, il lavoro dell'artista. Alcune di esse nascono da stratificazioni successive, ripetute sessioni di lavoro messe in atto in tempi diversi, cosicché l'operazione assume inevitabilmente un piglio diaristico. Volti, frasi smozzicate, corpi ed edifici si incastrano restituendo in modo terribilmente vivido il gioco crudele e meraviglioso della realtà che ci bombarda o ci accarezza senza lasciarci il tempo di elaborare. Questo tempo Mazzola lo ricava nella carta, in modo sempre più raffinato, selezionando gli input, le suggestioni, le icone. Tanto che nei lavori più maturi, in cui scompare il colore, questa capacità di lettura del reale quasi sfocia nell'analisi scientifica: l'artista giunge a far credere che sia possibile vivisezionare le emozioni. Disegna in modo impeccabile macchine celibi in cui parti meccaniche, architettoniche ed organiche scalpitano febbrilmente, evocando in modo sottile gli automatismi dei processi mentali, delle funzioni vitali, dell'atto sessuale, e poi rompe il trambusto della macchina urlando con l'inchiostro frasi al limite del nonsense. Sono parole fragili, disarmanti, che tradiscono – forse - la volontà di dissacrare la complessità della costruzione messa in opera attraverso la laboriosa analisi ed il sapiente giustapporsi di segni, riportando ad un livello di estrema immediatezza, di nudità, la comunicazione.

testo di Giovanni Matteo


dal 29 gennaio al 12 febbraio 2012
Visite su prenotazione.
329 92 66 826 Sante Cutecchia
328 40 30 729 Giovanni Matteo

lunedì 2 gennaio 2012

P.V.C. - Giovanni Matteo






"P.V.C." - Provocazioni Visioni Confessioni
(disegni plastificati di Giovanni Matteo)


  • Giovanni Matteo
    24 dicembre 2011
    Giovanni Matteo
    • Ho pensato un titolo:
      P. V. C.
      Provocazioni Visioni Confessioni

  • Sante Ilbandito
    26 dicembre 2011
    Sante Ilbandito
    • mi piace

    • pvc anche per la plastica che riveste le opere?

  • Giovanni Matteo
    26 dicembre 2011
    Giovanni Matteo
    • yes

  • Sante Ilbandito
    26 dicembre 2011
    Sante Ilbandito
    • mi vuoi mandare qualcosa di scritto?

  • Giovanni Matteo
    26 dicembre 2011
    Giovanni Matteo
    • ti scrivo solo di che si tratta, il periodo, la tecnica... però se ti va scrivi tu qualcosa, anche di ironico

  • Sante Ilbandito
    26 dicembre 2011
    Sante Ilbandito
    • ok

P.V.C. È una serie di disegni realizzati a penna bic tra il 2005 e il 2009, rivisitati in digitale, stampati e plastificati. Alcuni appartengono ad un piccolo ciclo di illustrazioni per la raccolta di poesie “Quel
che resta della polvere” di Vito Antonio Conte, altri appartengono ad artworks per dischi e flyers di musicisti rock e ad una serie inedita sul lavoro.
L'espressione “P.V.C.” fa riferimento alla plastica che riveste le opere ma è anche l'acronimo di “Provocazioni, visioni e confessioni”. Un insieme apparentemente caotico di messaggi visivi che Sante Cutecchia ha interpretato, organizzandoli nello spazio della sua casa-galleria in una sorta di grande puzzle.
vedi se va bene, però mettilo alla fine, la chat lasciala dov'è

dal 2 al 13 gennaio 2012
visite solo su prenotazione presso
Majazzin House Gallery
Altamura (BA)

329 92 66 826 SANTE
328 40 30 729 GIOVANNI


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mercoledì 23 marzo 2011

venerdì 18 marzo 2011

MAYA DO CARME - PUNTI DI VISTA 20/03/2011

















A partire da domenica 20 marzo Majazzin propone Punti di vista, personale di Maya do Carme, artista di origine portoghese che vive e lavora attualmente tra l'Italia e la Spagna. Il suo lavoro, che riguarda la pittura e la scultura, attraversa un periodo in cui pochi segni esprimono la sua attenzione verso le principali problematiche dei Paesi del Mediterraneo. 
Le esposizioni delle sue opere si svolgono in piccole gallerie che animano la scena underground di varie città europee. L'autoproduzione è l'unico metodo di diffusione che l'artista utilizza: libri e cataloghi a tiratura limitata sono i soli strumenti che ne documentino l'attività. I mezzi di comunicazione di massa, compreso il web, non conoscono le opere di Maya.
Punti di vista può essere facilmente scambiato per una proposta dal sapore ludico. Abbiamo familiarizzato con il vecchio gioco che prevede l’unione sequenziale di puntini numerati per ottenere un’immagine riconoscibile su “La settimana enigmistica” e questa pratica non può che sembrarci innocua. L’artista propone, appunto, tele in cui i puntini numerati si offrono al fruitore, dandogli l’opportunità di tracciare le linee che sveleranno l’enigma. La possibilità offerta da Maya può apparire come manifestazione di una volontà di coinvolgimento dello spettatore e di dissacrazione del mito dell’unicità del gesto artistico ma, riflettendoci, quello che l’artista mette in atto è un vero e proprio asservimento del fruitore. Questi non è chiamato a mettere in gioco la sua creatività, a relazionarsi con l’opera esprimendosi ma a partecipare alla sua realizzazione secondo regole precise, sotto rigida dettatura.  Se poi consideriamo il fatto che i titoli delle enigmatiche tele corrispondono a concetti che dovrebbero essere universali, come quelli di libertà, famiglia, amore, religione, lavoro, possiamo giungere alla conclusione di essere stati subdolamente coinvolti in un gioco crudele. Siamo noi stessi, da fruitori passivi ed inconsapevoli, a dare una corrispondenza visiva a queste didascalie. I concetti precedentemente enumerati vengono rappresentati secondo una visione che non fatichiamo a riconoscere come quella impostaci dal “potere” attraverso i media e le istituzioni. Maya do Carme vuole far rivivere attraverso l’atto grafico la costruzione di un sistema di idee e di valori al quale partecipiamo nostro malgrado. Senza uscire dalle sue vesti di artista, agisce secondo i meccanismi propri del potere: costringe un pubblico che si illude di partecipare alla realizzazione di un sistema che riflette un ordine ben preciso, voluto dai vertici, ma subìto ed allo stesso tempo alimentato dalle masse.

mercoledì 26 gennaio 2011

ANIMALS

ANIMALS
Majazzin House Gallery è il nome che identifica una abitazione
settecentesca, ex magazzino di cereali delle monache del Conservatorio
del Carmine, in cui l’allestimento degli spazi varia grazie al susseguirsi di
esposizioni di opere e installazioni di artisti contemporanei.

L’abitazione è quella di Sante Cutecchia, architetto e l’idea nasce grazie
alla presenza di due artisti che in più occasioni hanno sperimentato simili
progetti: Giovanni Matteo, illustratore, fumettista e pittore e Caterina
Striccoli, ceramista, entrambi insegnanti di arte.
Animals è la seconda esposizione nella Majazzin House Gallery che vede
coinvolti sette artisti di diversa formazione (Accademia delle Belle Arti di
Lorient – Francia, Accademia di Belle Arti di Lecce, Accademia di Belle Arti
di Brera e Accademia di Belle Arti di Dusseldorf - Germania) e provenienza
(Cutrofiano, Taranto, Modugno, Altamura, Germania). Gli artisti in mostra:
Fatou Diallo, Dominik, Andrea Palamà, Luigi Massari, Salvatore Masciullo,
Emanuele Puzziello e Patrizia Emma Scialpi.
Animals non è una mostra di dipinti che raffigurano animali, ma diversi
risultati raggiunti da sette artisti, etologi e domatori dell’unico animale al
quale fa riferimento il titolo della collettiva: la Pittura.

Animals è visitabile dal 28 gennaio all’11 febbraio su prenotazione presso
Majazzin House Gallery

329 92 66 826 SANTE CUTECCHIA
328 40 30 729 GIOVANNI MATTEO

Di grande impatto di grande formato, l'opera di Dominik, realizzata con materiale recuperato in ferramenta (nastro adesivo trasparente, vernice nera spray) è un messaggio in tedesco che può sembrare una provocazione o un avvertimento rivolto al pubblico, agli artisti che espongono, a chi si cimenta nelle arti figurative. Stridente, ma non in contraddizione con l'opera, il Tata magazin superdunti10001004050, un abaco di piccole immagini a bassa definizione, da osservare con lo stesso interesse di un internauta perso nell'oceano di immagini trash, lo stesso che la rete ci somministra quotidianamente; l'unica differenza, la consapevolezza di poter smettere cedendo la lente di ingrandimento al “prossimo”.

Andrea Palamà sceglie con cura maniacale i reperti iconografici per le sue opere, li rimescola e li ripone su piani diversi della superficie pittorica e non certo per restituire loro dignità e significato: polverose foto d'epoca di personaggi inespressivi, senza memoria e senza pathos, ambienti stantii, paesaggi irriconoscibili e scevri d'ogni evocatività ed atmosfera. Come l'alchimista non ha bisogno di materie nobili per realizzare la “grande opera”, questo pittore raggiunge il sublime tessendo una fitta trama di accordi sapientemente dissonanti tra due realtà visive private di ogni valore simbolico, narrativo, descrittivo.

Con Luigi Massari la pittura, animale parzialmente domato ma mai addomesticato, resta il mezzo più adatto a dare un'epifania alla propria sfaccettata poetica, indagatore della complessa realtà umana, che sembra affascinarlo e terrorizzarlo allo stesso tempo.

I personaggi rappresentati, corpo bestiale e capo umano misuratamente caricaturale, sono decisamente grotteschi ma, più che comicità, trasudano un senso di tragedia e fanno pensare alla quanto mai attuale necessità dell'uomo di abbassarsi al rango di bestia da soma o da macello o trasformarsi in belva feroce per sopravvivere ed essere ben accolto nella società che ha costruito.

Masciullo avrebbe potuto considerare definitiva la lunga e significativa esperienza maturata nella scuola e nell'atelier di Jorg Immendorff a Dusseldorf, cristallizzandosi nella reiterazione dei contenuti di questa autorevole lezione, ma l'ha metabolizzata e prosegue la sua ricerca con coraggio, captando ed elaborando i segnali che riceve in un un contesto completamente diverso, quello pugliese, che egli stesso si sforza di rendere più ricco e stimolante con il suo contributo.

Il cavallo a dondolo raffigurato nell'opera in mostra impone una riflessione sulla pittura, svelando il processo di trasposizione del dato visivo del reale sulla superficie pittorica: l'animale finto, un insulso giocattolo, si colma di significato quando diventa pittura, mettendo in discussione l'atteggiamento ingenuo di chi cerca di recuperare un alito della vitalità della natura nel dipinto, che non è un frammento della nostra realtà, ma un dispositivo, una macchina che genera una realtà autonoma.

Lo stile di Emanuele Puzziello, nonostante la sua giovane età, è immediatamente riconoscibile: pennellata energica e materica, contrasti netti, attitudine alla semplicità nella composizione, spesso monolitica, grande abilità nel costruire con il colore, senza i facili grafismi che pure il suo talento di disegnatore potrebbe suggerirgli. Puzziello spinge l'oggetto della rappresentazione sulla tela e lo presenta all'osservatore immobilizzato nel magma della densa superficie pittorica delle sue opere.

La farfalla “Testa di morto”, costretta nel piccolo rettangolo di una delle tele in mostra, fa pensare agli insetti trafitti nelle bacheche degli entomologi ma, se questi ultimi sono testimonianze morte ad appannaggio della ricerca scientifica, quelli di Puzziello sono vivi frammenti del suo percorso artistico e, parallelamente, della sua ricerca spirituale.

Patrizia Emma Scialpi cammina disinvoltamente sul filo sottile che divide i due estremi di una poetica sospesa tra delicato lirismo e cupa, carnale inquietudine.

Nel “Criptozoo” Scialpi prosegue il suo lavoro di ibridazione tra creature diverse. Nessun richiamo a creature fiabesche o mitologiche né agli azzardi della genetica: i suoi sono gentili esperimenti genetici di segno e colore condotti con la libertà di un pensiero infantile recuperato faticosamente e la grazia di un tocco tutt'altro che ingenuo.