Majazzin House Gallery è il nome che identifica una abitazione settecentesca, ex magazzino di cereali delle monache del Conservatorio del Carmine, in cui l’allestimento degli spazi varia grazie al susseguirsi di esposizioni di opere e installazioni di artisti contemporanei.
L’abitazione è quella di Sante Cutecchia, architetto e l’idea nasce grazie alla presenza di due artisti che in più occasioni hanno sperimentato simili progetti: Giovanni Matteo, illustratore, fumettista e pittore e Caterina Striccoli, ceramista, entrambi insegnanti di arte.

mercoledì 26 gennaio 2011

ANIMALS

ANIMALS
Majazzin House Gallery è il nome che identifica una abitazione
settecentesca, ex magazzino di cereali delle monache del Conservatorio
del Carmine, in cui l’allestimento degli spazi varia grazie al susseguirsi di
esposizioni di opere e installazioni di artisti contemporanei.

L’abitazione è quella di Sante Cutecchia, architetto e l’idea nasce grazie
alla presenza di due artisti che in più occasioni hanno sperimentato simili
progetti: Giovanni Matteo, illustratore, fumettista e pittore e Caterina
Striccoli, ceramista, entrambi insegnanti di arte.
Animals è la seconda esposizione nella Majazzin House Gallery che vede
coinvolti sette artisti di diversa formazione (Accademia delle Belle Arti di
Lorient – Francia, Accademia di Belle Arti di Lecce, Accademia di Belle Arti
di Brera e Accademia di Belle Arti di Dusseldorf - Germania) e provenienza
(Cutrofiano, Taranto, Modugno, Altamura, Germania). Gli artisti in mostra:
Fatou Diallo, Dominik, Andrea Palamà, Luigi Massari, Salvatore Masciullo,
Emanuele Puzziello e Patrizia Emma Scialpi.
Animals non è una mostra di dipinti che raffigurano animali, ma diversi
risultati raggiunti da sette artisti, etologi e domatori dell’unico animale al
quale fa riferimento il titolo della collettiva: la Pittura.

Animals è visitabile dal 28 gennaio all’11 febbraio su prenotazione presso
Majazzin House Gallery

329 92 66 826 SANTE CUTECCHIA
328 40 30 729 GIOVANNI MATTEO

Di grande impatto di grande formato, l'opera di Dominik, realizzata con materiale recuperato in ferramenta (nastro adesivo trasparente, vernice nera spray) è un messaggio in tedesco che può sembrare una provocazione o un avvertimento rivolto al pubblico, agli artisti che espongono, a chi si cimenta nelle arti figurative. Stridente, ma non in contraddizione con l'opera, il Tata magazin superdunti10001004050, un abaco di piccole immagini a bassa definizione, da osservare con lo stesso interesse di un internauta perso nell'oceano di immagini trash, lo stesso che la rete ci somministra quotidianamente; l'unica differenza, la consapevolezza di poter smettere cedendo la lente di ingrandimento al “prossimo”.

Andrea Palamà sceglie con cura maniacale i reperti iconografici per le sue opere, li rimescola e li ripone su piani diversi della superficie pittorica e non certo per restituire loro dignità e significato: polverose foto d'epoca di personaggi inespressivi, senza memoria e senza pathos, ambienti stantii, paesaggi irriconoscibili e scevri d'ogni evocatività ed atmosfera. Come l'alchimista non ha bisogno di materie nobili per realizzare la “grande opera”, questo pittore raggiunge il sublime tessendo una fitta trama di accordi sapientemente dissonanti tra due realtà visive private di ogni valore simbolico, narrativo, descrittivo.

Con Luigi Massari la pittura, animale parzialmente domato ma mai addomesticato, resta il mezzo più adatto a dare un'epifania alla propria sfaccettata poetica, indagatore della complessa realtà umana, che sembra affascinarlo e terrorizzarlo allo stesso tempo.

I personaggi rappresentati, corpo bestiale e capo umano misuratamente caricaturale, sono decisamente grotteschi ma, più che comicità, trasudano un senso di tragedia e fanno pensare alla quanto mai attuale necessità dell'uomo di abbassarsi al rango di bestia da soma o da macello o trasformarsi in belva feroce per sopravvivere ed essere ben accolto nella società che ha costruito.

Masciullo avrebbe potuto considerare definitiva la lunga e significativa esperienza maturata nella scuola e nell'atelier di Jorg Immendorff a Dusseldorf, cristallizzandosi nella reiterazione dei contenuti di questa autorevole lezione, ma l'ha metabolizzata e prosegue la sua ricerca con coraggio, captando ed elaborando i segnali che riceve in un un contesto completamente diverso, quello pugliese, che egli stesso si sforza di rendere più ricco e stimolante con il suo contributo.

Il cavallo a dondolo raffigurato nell'opera in mostra impone una riflessione sulla pittura, svelando il processo di trasposizione del dato visivo del reale sulla superficie pittorica: l'animale finto, un insulso giocattolo, si colma di significato quando diventa pittura, mettendo in discussione l'atteggiamento ingenuo di chi cerca di recuperare un alito della vitalità della natura nel dipinto, che non è un frammento della nostra realtà, ma un dispositivo, una macchina che genera una realtà autonoma.

Lo stile di Emanuele Puzziello, nonostante la sua giovane età, è immediatamente riconoscibile: pennellata energica e materica, contrasti netti, attitudine alla semplicità nella composizione, spesso monolitica, grande abilità nel costruire con il colore, senza i facili grafismi che pure il suo talento di disegnatore potrebbe suggerirgli. Puzziello spinge l'oggetto della rappresentazione sulla tela e lo presenta all'osservatore immobilizzato nel magma della densa superficie pittorica delle sue opere.

La farfalla “Testa di morto”, costretta nel piccolo rettangolo di una delle tele in mostra, fa pensare agli insetti trafitti nelle bacheche degli entomologi ma, se questi ultimi sono testimonianze morte ad appannaggio della ricerca scientifica, quelli di Puzziello sono vivi frammenti del suo percorso artistico e, parallelamente, della sua ricerca spirituale.

Patrizia Emma Scialpi cammina disinvoltamente sul filo sottile che divide i due estremi di una poetica sospesa tra delicato lirismo e cupa, carnale inquietudine.

Nel “Criptozoo” Scialpi prosegue il suo lavoro di ibridazione tra creature diverse. Nessun richiamo a creature fiabesche o mitologiche né agli azzardi della genetica: i suoi sono gentili esperimenti genetici di segno e colore condotti con la libertà di un pensiero infantile recuperato faticosamente e la grazia di un tocco tutt'altro che ingenuo.

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